La nuova riforma dello sport

La nuova riforma dello sport (regolamentata dalla legge D.lgs. 36 e 39 del 2021) ha rivoluzionato la vita delle Associazioni e Società sportive dilettantistiche, quali ASD e SSD e le persone che lavorano al loro interno.

Il Decreto Legislativo è stato approvato il 26 febbraio 2021 dal Consiglio dei ministri ed entrerà in vigore al 1°luglio 2022.
Per chi lavora nel mondo dello sport, questa riforma cancella tutte le disparità a livello di inquadramento contrattuale. Gli sportivi, professionisti e dilettanti, e i lavoratori sportivi vengono ora definiti:

“L’atleta, l’allenatore, l’istruttore, il direttore tecnico, il direttore sportivo, il preparatore atletico e il direttore di gara che, indipendentemente dal genere o dal settore professionistico o dilettantistico, esercita l’attività sportiva verso un corrispettivo”.

Quali cambiamenti introduce la nuova riforma dello sport?

La riforma introduce importanti novità nelle società sportive, sia dilettantistiche che professionistiche.

Secondo un recente articolo apparso su www.quotidianogiuridico.it, le novità più rilevanti riguarderanno il settore dilettantistico.

Le società sportive potranno costituirsi come associazione sportiva (con o senza personalità giuridica), nella veste di società di persone o di capitali; dalla riforma restano escluse le società cooperative.

Gli enti sportivi dilettantistici potranno ricoprire la veste di società o associazione sportiva, con l’applicazione delle norme contenute nel decreto, oppure potranno assumere la forma di ente del terzo settore.

Le associazioni e le società sportive dilettantistiche, saranno obbligate ad indicare nella ragione o denominazione sociale, sia la finalità sportiva che la natura dilettantistica, la sede legale e l’assenza dello scopo di lucro. Inoltre avranno la possibilità di redistribuire gli utili, in maniera limitata fino al 50%.

Come cambieranno i rapporti con il lavoratore sportivo?

Con l’entrata in vigore della nuova riforma, chi percepisce compensi per lo svolgimento dell’attività sportiva, sarà considerato un lavoratore a tutti gli effetti. Potrà così assumere la qualifica di lavoratore dipendente, autonomo o occasionale.

Al lavoratore sportivo potranno essere riconosciuti rimborsi, premi o compensi occasionali. Se supereranno i 10.000 euro l’anno, dovranno essere convertiti in prestazioni professionali.

In considerazione del fatto che le associazioni e società sportive dilettantistiche dovranno regolarizzare molti lavoratori ora precari, è facile ipotizzare che la media dei nuovi compensi non sarà elevata, con evidenti ripercussioni sugli accantonamenti ai fini pensionistici. (Fonte: fiscosport.it).

La nuova riforma dello sport: come cambiano le società sportive ed i nuovi obblighi assicurativi.

Come tutelarsi a livello assicurativo?

A livello assicurativo, l’attività di istruttori, atleti e volontari che collaborano con le strutture sportive, è naturalmente esposta al rischio di provocare danni accidentali. Secondo il principio della responsabilità civile (art. 2043 cc) chi provoca ingiustamente ad altri un danno è tenuto a risarcirlo. Lavoratori, associazioni e società sportive si trovano così di fronte al rischio di perdite pecuniarie, per le quali è opportuno attivare le adeguate coperture assicurative.

Alcune soluzioni

Per tutelare contro eventuali danni da attività sportiva sono attivabili:

  • La tutela legale che fornisce all’assicurato, da parte della compagnia, la difesa giudiziale e stragiudiziale, garantendo il rimborso delle spese legali. Avendo così a disposizione un avvocato specializzato, che ti presta assistenza in caso di necessità, in tutti i gradi di giudizio.
  • La responsabilità civile (RC) che copre il patrimonio della società sportiva assicurata, a titolo di risarcimento dai danni procurati da terzi e dal quale l’assicurato risulta essere responsabile.

Per consentire, ai lavoratori dello sport e alle associazioni e società sportive di diminuire il problema dei ridotti accantonamenti pensionistici, sono previsti:

  • Il piano individuale pensionistico (PIP) che rappresenta una forma di previdenza complementare privata. Per tutelare i lavoratori, il patrimonio dei PIP, è separato rispetto a quello dell’impresa di assicurazione che lo istituisce ed è destinato esclusivamente al pagamento delle prestazioni agli iscritti. Il PIP può anche essere anche utilizzato per accantonare il TFR. Attraverso questa misura aumentano le garanzie per il lavoratore in caso di crisi d’impresa e la società ottiene importanti vantaggi fiscali.
  • Il piano di accumulo capitale (PAC) è una soluzione di investimento utilizzata per accantonare un capitale, totalmente disponibile per l’investitore; attraverso un piano d’investimento basato su versamenti periodici e costanti, permette di mitigare le oscillazioni di mercato.

Come abbiamo potuto constatare, la riforma dello sport introdurrà grandi cambiamenti sia per le società e le associazioni sia per i lavoratori. Si renderanno perciò indispensabili strumenti di tutela di tipo assicurativo sempre più importanti. In questo contesto, il ruolo di consulente personale è quello di trovare il giusto mix di soluzioni per far fronte alle nuove esigenze.

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