Morti sul lavoro: cosa sono?

Esistono diversi modi, nel linguaggio giornalistico, per definire gli incidenti mortali sul lavoro, il più noto è sicuramente quello delle “morti bianche”, dove l’aggettivo “bianco” indica l’assenza diretta di una mano responsabile. Spesso viene utilizzato anche il termine “omicidio del lavoro”, così come l’impiego del termine “strage”. Nonostante la terminologia che viene utilizza per definire questo fenomeno, ciò che si vuole indicare è la prematura scomparsa di un lavoratore mentre stava regolarmente svolgendo la sua occupazione.

Negli ultimi mesi sulle pagine di cronaca gli organi di stampa riportano, con cadenza quasi settimanale, alcune volte anche giornaliera, i decessi avvenuti durante lo svolgimento delle attività lavorative.

Per arginare, o ridurre drasticamente questo tipo di fenomeno sarebbe sufficiente che i datori di lavoro applicassero in maniera rigorosa i protocolli previsti dalla normativa in ambito di antinfortunistica, (in particolare il decreto legislativo D.Lgs 81).  Ai lavoratori devono essere garantiti criteri di sicurezza ineccepibili dai loro responsabili.

Morti sul lavoro: alcuni dati

I dati confermano la strage infinita che continua a fare vittime nei campi, fabbriche e cantieri.

Nel 2021 più di 3 persone sono morte ogni giorno nella pratica della propria attività lavorativa. Come indicato dai dati pubblicati sul bollettino INAIL il 25 gennaio 2022, i morti nel 2021 sono stati 1.221 (vedi grafico sottostante). I numeri sono in leggero calo rispetto al 2020 ma in continuo aumento negli ultimi 6 anni (dal 2016 + 10.5%, pari a 117 morti in più).
Nel 2022 sono stati registrati 92 decessi solo nel mese di gennaio, quasi 3 morti al giorno.

morti sul lavoro: dati INAIL

I morti non sono numeri, sono persone

Per sensibilizzare le istituzioni sul tema delle morti sul lavoro, Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza a Firenze, ha pubblicato un progetto, “Morti sul lavoro” creato per La Stampa.
Il progetto mappa tutte le morti sul lavoro avvenute in Italia negli ultimi anni tenendo traccia di nome, cognome e luogo dell’incidente, delle numerose vite spezzate.

Anche Papa Francesco ha espresso il suo rammarico, durante l’udienza nella «Sala Clementina» in Vaticano, con l’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance) in occasione del 75° anniversario della fondazione, riguardo alle morti avvenute nei luoghi di lavoro.

“Purtroppo, se si guarda alla sicurezza dei luoghi di lavoro come a un costo, si parte da un presupposto sbagliato. La vera ricchezza sono le persone: senza di esse non c’è comunità di lavoro, non c’è impresa, non c’è economia. La sicurezza dei luoghi di lavoro significa custodia delle risorse umane, che hanno valore inestimabile agli occhi di Dio e anche agli occhi del vero imprenditore”.

morti sul lavoro

Morti sul lavoro: come ci tutela lo Stato?

Lo Stato, attraverso l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), eroga ai familiari dei dipendenti morti sul lavoro un risarcimento economico.

In caso di premorienza, lo Stato interviene con una rendita il cui ammontare dipende dal numero di anni di contribuzione previdenziale, dalla sua entità, e dal fatto che la persona, venuta a mancare, avesse già maturato il diritto di percepire la pensione.

Le rendite erogate dall’ INAIL non sono soggette a tassazione Irpef e vengono assegnate solamente ai coniugi, fino alla morte o a un nuovo matrimonio, e ai figli.

In base alla legge di stabilità 2014, ai superstiti di lavoratori deceduti spetta una rendita calcolata sulla base della retribuzione massima convenzionale del settore dell’industria nella misura del:

  • 50% al coniuge/unito civilmente
  • 20% a ciascun figlio
  • 40% a ciascun figlio orfano di entrambi i genitori
  • 40% a ciascun figlio naturale riconosciuto o riconoscibile  sia in caso di decesso dell’unico genitore che li abbia riconosciuti sia in caso di decesso di uno dei due genitori naturali, prescindendo da ogni considerazione in ordine all’esistenza in vita dell’altro genitore naturale ed all’eventuale riconoscimento del figlio da parte di quest’ultimo
  • 40% a ciascun figlio di genitore divorziato.

Le quote sommate tra di loro non potranno mai superare il 100% della retribuzione del lavoratore deceduto.

Bisogna inoltre tenere conto che la pensione agli eredi erogata dall’INAIL, spesso, non raggiunge un terzo del reddito guadagnato dalla persona scomparsa.

Come tutelarsi? Esiste solo lo Stato che ci tutela?

Ovviamente no. Una delle principali soluzioni per tutelarsi dalla prematura scomparsa del capofamiglia, magari ancora giovane e spesso anche il maggior portatore di reddito all’interno del nucleo familiare, è la sottoscrizione di una polizza TCM (Temporanea Caso Morte).

Come Funzionano le TCM e quali sono i capitali da assicurare?

Questa soluzione è valida per un periodo di tempo specifico definito. Se la prematura scomparsa avviene durante questo lasso di tempo, ai beneficiari è garantito il pagamento del capitale definito in polizza. Se il decesso non avviene durante il periodo stabilito in polizza e superata la scadenza il contratto si conclude.

L’ammontare del premio dipende da differenti fattori quali stato di salute, età, capitale assicurato e durata della polizza.

Per stabilire qual è il capitale opportuno da assicurare in caso di decesso anticipato è necessario affidarsi a una consulenza personalizzata. Il compito di un buon Consulente è quello di saper valutare al meglio i rischi a cui la famiglia si espone per costruire la miglior soluzione su misura.

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